Project Triangle Strategy – Provato

L’ultimo Nintendo Direct, il primo di questo 2021 incerto ma ricco di potenzialità, ha sicuramente fatto discutere per i titoli presentati e altrettanto per quelli assenti. Mentre in molti si struggevano per l’assenza del seguito di The Legend of Zelda: Breath of the Wild (tiepidamente tamponata dall’annuncio della remaster di Skyward Sword), noi siamo stati subito fulminati dalla presentazione di Project Triangle Strategy: il nuovo titolo Square Enix che intende omaggiare e allo stesso tempo rispolverare i classici RPG tattici che soprattutto negli anni ’90 hanno visto esponenti particolarmente prestigiosi. Un’operazione dichiaratamente sulla stessa linea di quanto già visto con il sorprendente Octopath Traveler, con il quale peraltro condivide l’incantevole stile visivo.

Ammaliati dal riconoscibile stile 2D-HD, noi per primi abbiamo subito pensato che al lavoro su Project Triangle Strategy ci fossero i ragazzi di Acquire, ma in realtà si tratta dello studio ArtDink (già autori di titoli tattici e manageriali giapponesi molto di nicchia), coadiuvati da Netchubiyori Ltd. Di Octopath Traveler troviamo solo alcune personalità chiave provenienti dai ranghi di produzione di Square Enix, tra cui il producer Toyoma Asano a supervisione del progetto, Naoki Ikushima come character designer e Shizuka Morimoto alla pixel art.
Alla fine della presentazione è stata resa disponibile una demo preliminare del titolo che abbiamo scaricato subito; Dopo esserci presi un po’ di tempo per giocarlo approfonditamente e carpirne bene le caratteristiche, possiamo già anticiparvi che Project Triangle Strategy si profila come uno dei titoli più promettenti in arrivo per Nintendo Switch.

Nella demo ci ritroviamo in una fase intermedia del gioco (sicuramente per poterci mostrare tutte le sue feature), e già dal preambolo che ci introduce agli eventi in corso Project Triangle Strategy si delinea come un gioco denso di dialoghi e cutscene. Come i suoi illustri modelli del passato, la sua è una storia di conflitto tra varie nazioni, e come tale ruoterà attorno molte personalità. Se non siete avvezzi a questo tipo di trame il primo scalino da superare sarà proprio registrare nella mente i numerosi nomi dei vari regni e personaggi.
Siamo nella terra di Nortelia, divisa tra il Regno di Glenbrook, centro nevralgico del commercio, il Granducato di Aesglast, che fonda la sua economia sull’esportazione del ferro dalle sue miniere, e il Sacro Impero di Sabulos, che nel suo territorio desertico ha il controllo delle risorse di sale. Le due ultime materie prime sono particolarmente importanti nella vita di Nortelia, e per questo motivo in passato le tre nazioni hanno combattuto l’una contro l’altra per assicurarsene il controllo. Dopo diversi anni di quella che venne chiamata la Guerra del Sale e del Ferro, i tre territori sono giunti infine a un accordo di pace.

La storia del gioco ingrana esattamente all’inizio della demo, quando il Granducato di Aesglast decide di lanciare un attacco a sorpresa contro Glenbrook, penetrando col suo esercito fino alla sua capitale. Il protagonista principale è Serenoa, giovane capofamiglia della casata di Wolfhort, uno dei principali vassalli del re di Glenbrook; alla notizia dell’invasione egli parte subito verso la capitale assediata accompagnato da Roland, il secondo figlio del re, e Frederica, sua promessa sposa e sorella dell’arciduca di Aesglast. Eviteremo di raccontarvi gli eventi successivi per non rovinarvi la sorpresa.
Come è possibile intuire già da questo preambolo (e dalle complesse relazioni tra i personaggi) siamo di fronte a una trama squisitamente matura e fantapolitica, che promette complotti, tradimenti e colpi di scena nascosti a ogni angolo. Il punto di vista dei protagonisti non sarà l’unico a nostra disposizione; dalla mappa di gioco potremo accedere a cutscene opzionali che ci mostrano le reazioni agli eventi dei vari altri personaggi del mondo, sia avversari che alleati. Se vi siete appassionati agli intrighi di potere e le cospirazioni lungo tutto il continente di Westeros di Game of Thrones avrete una buona idea di cosa aspettarvi. Per aiutarci a ricordare la moltitudine di personalità coinvolte ci viene in contro un’utile opzione che, con la pressione di un tasto, ci mostra l’artwork e la descrizione del personaggio che sta parlando durante le varie cutscene, tutte egregiamente doppiate.

Quella della narrazione è solo una delle “fasi” principali in cui è strutturato Project Triangle Strategy. La seconda è quella dell’esplorazione degli ambienti in alcuni momenti specifici, tipicamente subito prima di una battaglia. Già in questo vediamo la volontà degli sviluppatori di uscire dai binari classici e di espandere e rinnovare la formula di gioco. Gli RPG tattici tradizionali, infatti, sono strutturati (solitamente) con un’alternanza di cutscene e battaglie, e l’unico modo per esplorare un’arena è durante il combattimento stesso.
ArtDink invece ci permette di girovagare liberamente su specifici terreni e città, parlando con gli abitanti (se presenti) e cercando oggetti nascosti. Sicuramente non siamo di fronte a una feature rivoluzionaria, ma come detto non è affatto comune per un tattico, e lo spessore che ne deriva si sente; oltre al fatto che la raccolta delle informazioni dagli gli NPC assume un ruolo cruciale per una delle meccaniche più importanti del gioco.

Nel corso dell’avventura ci saranno occasioni in cui dovremo operare delle decisioni importanti, ma a differenza di altri giochi non sarà il protagonista da solo a scegliere per tutti. La decisione sarà presa con una votazione “oligarchica” a cui prenderanno parte i personaggi del party, ognuno dei quali avrà la sua idea in base al proprio carattere e ai propri valori. Questi sono schematizzati da un sistema di Convinzioni: pragmatismo, moralità e libertà. Delle macro-categorie che governano i pensieri e le azioni di ciascuno e a cui il protagonista aderisce tramite le opzioni di dialogo. Le singole convinzioni non sono ad ogni modo inamovibili e parlando con i rispettivi personaggi potremo convincerli a cambiare idea e dunque votare in linea con la nostra scelta.
Durante la demo abbiamo dovuto compiere, appunto, una decisione cruciale per il destino di un personaggio e il rapporto con il Granducato di Aesglast (non vi spoileriamo i dettagli), ma la maggioranza dei personaggi era contro la nostra scelta. Siamo dunque scesi in città, abbiamo parlato con gli abitanti e raccolto informazioni; siamo poi tornati nella sala della votazione e abbiamo parlato con ciascuno di essi scegliendo le giuste argomentazioni per convincerli a cambiare idea; in alcuni casi le informazioni acquisite hanno sbloccato nuove opzioni di dialogo e si sono rivelate decisive.

Una delle caratteristiche più interessanti di Project Triangle Strategy è che tali decisioni cambieranno effettivamente l’andamento della trama. Durante la nostra prima partita abbiamo scelto di scontrarci apertamente contro il Granducato di Aesglast e dunque abbiamo affrontato le loro forze direttamente alle porte della nostra roccaforte. In una seconda partita alla demo abbiamo invece scelto un approccio più diplomatico e abbiamo evitato quella specifica battaglia, ma solo per ritrovarci in un secondo momento a dover combattere in un’arena completamente diversa contro una fazione alleata!
Addirittura a seconda della scelta operata abbiamo potuto arruolare tra le nostre fila due diversi personaggi, e questo già ci fa pregustare un’alta dose di rigiocabilità. Chiaramente da una sola situazione ci è impossibile sapere quanto saranno ingenti le ramificazioni previste dal gioco in base alle nostre scelte, ma le premesse ci hanno sicuramente affascinato.

Ovviamente quella delle battaglie è la terza delle fasi in cui saremo coinvolti. Se in Octopath Traveler abbiamo visto il riverbero di titoli come Final Fantasy VI e i capitoli di SaGa, per costruire l’impianto gameplay di Project Triangle Strategy gli sviluppatori hanno preso ispirazione abbastanza palesemente da alcuni tra i maggiori capolavori classici del genere: Tactics Ogre, Final Fantasy Tactics, Vandal Hearts II e in parte Fire Emblem. Chi ha anche una vaga idea del tipo di esperienza si troverà subito a proprio agio.
Tra le peculiarità delle meccaniche troviamo il superamento del sistema di mana o punti magia in favore dei Punti Turno, del tutto simili ai Punti Potenza di Octopath Traveler. A ogni turno i personaggi otterranno un PT che potranno utilizzare per eseguire un incantesimo o tecnica speciale, oppure scegliere di accumulare limitandosi a eseguire un attacco semplice, usare un oggetto o semplicemente restare inerti; chiaramente le abilità più utili o potenti richiederanno più PT, quindi starà a noi gestirli al meglio a seconda della situazione.

In particolare in Project Triangle Strategy sarà fondamentale gestire il controllo del terreno di battaglia. Non stiamo parlando solo dell’importanza delle posizioni elevate, di cogliere gli avversari alle spalle o di chiuderli tra due unità in modo da innescare attacchi combinati (tutte cose comunque rilevanti per la vittoria). La caratteristica di gameplay più affascinante del gioco è in verità la possibilità di sfruttare e modificare la morfologia delle arene grazie agli elementi. Il modo più semplice di spiegarvela è farvi alcuni esempi. In una battaglia abbiamo creato delle barriere di ghiaccio per ostacolare i nostri avversari, e quel ghiaccio una volta distrutto ha reso le caselle su cui si trovava più impervie da attraversare, riducendo la mobilità delle unità. Ancora: uno dei personaggi che abbiamo reclutato è stata una sciamana capace di far piovere e creare delle pozzanghere sul terreno; una volta attirati i nemici sulle giuste caselle bagnate abbiamo lanciato loro un incantesimo di fulmine moltiplicando i danni arrecati. Un’altra battaglia si è svolta in un campo di grano e siamo stati duramente bersagliati dalle frecce infuocate dei nemici che oltre a colpirci hanno incendiato la nostra casella aumentando il danno; se non avessimo avuto la nostra sciamana a contrastare le fiamme il combattimento sarebbe stato ben più difficile.
Tutto questo lo abbiamo appreso da tre sole battaglie e francamente non vediamo l’ora di vedere tutti gli utilizzi e le situazioni che il gioco completo conterrà. La prima battaglia non ci ha impensierito troppo, ma le seconde sono state già più impegnative. L’intelligenza artificiale nemica ci è sembrata più che adeguata a mettere alla prova il nostro senso strategico e la capacità di sfruttare il territorio.

Da quello che abbiamo potuto vedere dalla demo, Project Triangle Strategy ha tutte le carte in regola per replicare il successo di Octopath Traveler e imporsi come un piccolo capolavoro neo-classico. Gli unici aspetti che non ci hanno convinto sono alcune incertezze grafiche in alcune situazioni e la dissonanza tra l’adattamento italiano dei dialoghi scritti e il doppiaggio inglese che in alcuni casi mette davanti a sostanziali differenze di tono dei personaggi e talvolta addirittura di trasposizione dei nomi dei personaggi. Per fortuna c’è ancora tempo per aggiustare il tiro (a partire dal nome provvisorio del gioco). Oltre a questo, con le sue intriganti potenzialità di gameplay e il suo affascinante stile grafico che farà la gioia di tutti gli amanti della pixel art, Project Triangle Strategy si pone già come uno dei titoli più promettenti del 2022. Se siete amanti o interessati al genere seguite il nostro consiglio e andate a provare subito la demo.
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fonte : https://www.gamesource.it/anteprime/project-triangle-strategy-provato/

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